Tommaso Campanella si ispira al pensiero di Telsio. E' nato in Calabria ed era frate domenicano che, accusato di eresia per l'adesione al naturalismo, fu processato dall'Inquisizione e trascorse in carcere molti anni della sua tormentata esistenza.
L'aspetto più importante della sua filosofia è la rivalutazione culturale e pedagogica della natura . Campanella rigetta la cultura libresca, appellandosi all'esperienza diretta della realtà.
Egli reinterpreta la fisica di Telesio che lo portano a sostenere l'universale animazione di tutte le cose del mondo. Queste sono dotate di sensibilità.
L'esperienza sensibile è per il filosofo calabrese il fulcro dell'attività conoscitiva: a differenza della ragione i sensi non hanno bisogno di prove e garantiscono una certa conoscenza.
Dio crea e governa il mondo attraverso tre principi fondamentali:
- la Potenza: rende ogni cosa necessariamente come dev'essere
- la Sapienza: da cui deriva l'armonia che regge il mondo
- l'Amore: indirizza ogni cosa verso il suo fine supremo
LA CITTA' DEL SOLE
L'opera più nota di Campanella è "La città del sole", un testo appartenente al genere letterario dell' "utopia", dove si delineavano le caratteristiche di uno Stato perfetto. In questo testo Campanella propone un modello ideale di società, che egli si illuse di poter realizzare concretamente. L'opera si svolge come un dialogo tra un nobile e un navigatore genovese: quest'ultimo racconta la storia di una città che ha potuto visitare in un'isola equatoriale, città in cui la famiglia è abolita, la proprietà privata e la schiavitù aborrite, il lavoro considerato un grande valore. In tale società il potere è affidato a un sommo sacerdote, Sol, e a tre ministri, Pon, Sir e Mor, personificazioni della potenza, della sapienza e dell'amore.
Egli riserva una grande attenzione alla formazione dei ragazzi, sottolineando non solo la necessità di un' istruzione basata sull'osservazione diretta delle cose, ma anche il bisogno di sradicare dal mondo l'ignoranza, fonte di tutti i mali.
domenica 4 novembre 2018
TELESIO
Un aspetto importante della civiltà rinascimentale è il nuovo modo di guardare alla natura: quest'ultima, sottratta alle considerazioni teologiche e alle interpretazioni di tipo magico, comincia a essere esplorata con gli occhi dello scienziato.
Tale concezione è già in parte presente in un'opera del pensatore Bernardino Telesio, intitolata La natura secondo i propri principi. In essa l'autore, staccandosi dalla visione metafisica medievale, afferma che l'uomo non deve imporre schemi a priori alla natura, ma deve scoprire le leggi specifiche che ne regolano la vita.
Per Telesio queste leggi si identificano con l'azione di due forze contrastanti, il caldo, forza dilatante e principio di movimento, e il freddo, forza condensante e principio di immobilità, le quali nell'universo si applicano alla materia intesa come sostrato fisico inerte.
La sostanza, che è dunque data dall'unione di forza e materia, ha un carattere dinamico.
Secondo Telesio, i filosofi e gli scienziati non hanno avuto l'umiltà di osservare come le cose si verificano effettivamente, ma hanno proiettato su di esse caratteristiche e proprietà che esistevano soltanto nella loro immaginazione.
Telesio invita l'intellettuale a "indagare il mondo e le sue singole parti", poiché ognuna di esse, se correttamente osservata, manifesterà la propria grandezza, forza ed essenza.
IL LEGAME TRA MAGIA E INDAGINE NATURALISTICA
Telesio attribuisce una preminenza assoluta alla percezione sensibile, a scapito della facoltà intelletiva. Secondo il filosofo anche gli oggetti materiali hanno una forma, inferiore, di sensibilità, cioè possono percepire la modificazione del loro stato provocata dal contatto con gli altri corpi. Non c'è dunque differenza tra organico e inorganico.
Tale visione ricollega in qualche modo Telesio alla magia rinascimentale, che affermava l'analogia tra la natura e l'uomo.
Il legame tra scienza e magia è molto stretto: entrambe cercano di comprendere la natura per trasformarla a beneficio dell'uomo, ma la scienza non si affida a procedure come formule o rituali, adoperando piuttosto l'osservazione e il calcolo, la ragione e la matematica.
Per Telesio queste leggi si identificano con l'azione di due forze contrastanti, il caldo, forza dilatante e principio di movimento, e il freddo, forza condensante e principio di immobilità, le quali nell'universo si applicano alla materia intesa come sostrato fisico inerte.
La sostanza, che è dunque data dall'unione di forza e materia, ha un carattere dinamico.
Secondo Telesio, i filosofi e gli scienziati non hanno avuto l'umiltà di osservare come le cose si verificano effettivamente, ma hanno proiettato su di esse caratteristiche e proprietà che esistevano soltanto nella loro immaginazione.
Telesio invita l'intellettuale a "indagare il mondo e le sue singole parti", poiché ognuna di esse, se correttamente osservata, manifesterà la propria grandezza, forza ed essenza.
IL LEGAME TRA MAGIA E INDAGINE NATURALISTICA
Telesio attribuisce una preminenza assoluta alla percezione sensibile, a scapito della facoltà intelletiva. Secondo il filosofo anche gli oggetti materiali hanno una forma, inferiore, di sensibilità, cioè possono percepire la modificazione del loro stato provocata dal contatto con gli altri corpi. Non c'è dunque differenza tra organico e inorganico.
Tale visione ricollega in qualche modo Telesio alla magia rinascimentale, che affermava l'analogia tra la natura e l'uomo.
Il legame tra scienza e magia è molto stretto: entrambe cercano di comprendere la natura per trasformarla a beneficio dell'uomo, ma la scienza non si affida a procedure come formule o rituali, adoperando piuttosto l'osservazione e il calcolo, la ragione e la matematica.
martedì 30 ottobre 2018
LA RISCOPERTA DI PLATONE E ARISTOTELE
Due principali correnti di pensiero che caratterizzano l'epoca: quella dei platonici e quella degli aristotelici. Con l'Umanesimo si verifica una vera e propria riscoperta di Platone, le cui opere vengono conosciute integralmente grazie alla traduzione in latino. Anche gli studi aristotelici subiscono una profonda rivisitazione, dovuta alle nuove traduzioni e i relativi commenti si intende recuperare l'autenticità della filosofia aristotelica al di là delle superate e complesse interpretazioni scolastiche e medievali.
I platonici sono interessati soprattutto ad una rinascita spirituale e religiosa.
Gli aristotelici trovano nei testi di Aristotele uno stimolo per l'approfondimento della ricerca razionale e naturalistica.
I centri geografici di queste correnti sono rispettivamente Firenze per il platonismo e Padova per l'aristotelismo.
I platonici sono interessati soprattutto ad una rinascita spirituale e religiosa.
Gli aristotelici trovano nei testi di Aristotele uno stimolo per l'approfondimento della ricerca razionale e naturalistica.
I centri geografici di queste correnti sono rispettivamente Firenze per il platonismo e Padova per l'aristotelismo.
lunedì 8 ottobre 2018
LA RIFORMA PROTESTANTE E IL LIBERO ESAME DELLE SCRITTURE
Il principio cardine ha grande rilevanza filosofico-culturale: il "libero esame" delle Scritture, affermato da Martin Lutero nelle celebri novantacinque tesi affisse sul portale della chiesa di Wittenberg nell'ottobre del 1517. Questo principio sosteneva che ogni fedele si doveva rapportare direttamente al testo sacro. Esso si collegava all'esigenza tipicamente umanistica e rinascimentale di "ritorno alle fonti", cioè alle "origini" del cristianesimo, recuperando la dimensione dell'interiorità della fede.
Il ruolo della Chiesa viene messo in discussione da Lutero, il quale nega il suo valore di mediatrice tra l'uomo e Dio: come ogni credente è in grado di cogliere la verità contenuta nelle Scritture direttamente, senza bisogno dell'interpretazione del sacerdote, così non è la Chiesa a dispensare la grazia di cui l'uomo ha bisogno per salvarsi, in quanto solo Dio detiene tale potere. Le opere e le azioni dei fedeli non valgono nulla nella conquista del perdono; esclusivamente la fede, che è un dono divino, può portare gli uomini alla salvezza, evitando loro la dannazione.
Il ruolo della Chiesa viene messo in discussione da Lutero, il quale nega il suo valore di mediatrice tra l'uomo e Dio: come ogni credente è in grado di cogliere la verità contenuta nelle Scritture direttamente, senza bisogno dell'interpretazione del sacerdote, così non è la Chiesa a dispensare la grazia di cui l'uomo ha bisogno per salvarsi, in quanto solo Dio detiene tale potere. Le opere e le azioni dei fedeli non valgono nulla nella conquista del perdono; esclusivamente la fede, che è un dono divino, può portare gli uomini alla salvezza, evitando loro la dannazione.
IL RINASCIMENTO: DALLA LEZIONE DEGLI ANTICHI
Il termine "Umanesimo", che connota più specificamente il Cinquecento, quando il movimento umanistico e riformatore conquista le più importanti città europee, indica quel complesso periodo in cui assiste a un profondo rinnovamento ("rinascita") in tutti i campi, da quello artistico a quello religioso, da quello filosofico a quello scientifico. Si tratta di una fase in cui si manifesta una negativa considerazione per il Medioevo.
Gli intellettuali dell'epoca si riallacciano idealmente ai grandi filosofi della Grecia: lo studio rigoroso dei testi classici è concepito come funzionale a un reale progresso pratico degli uomini.
Gli intellettuali dell'epoca si riallacciano idealmente ai grandi filosofi della Grecia: lo studio rigoroso dei testi classici è concepito come funzionale a un reale progresso pratico degli uomini.
LA DIFFUSIONE DEL LATINO E LA CIRCOLAZIONE DELLE IDEE
Con l'Umanesimo la filologia diventa una scienza vera e propria, accurata e precisa, ed è anche grazie ad essa che si diffonde in Europa la conoscenza delle lingue greca e latina, in cui erano stati redatti i testi classici. Anzi, il latino diventa, nella prima metà del XV secolo, la lingua ufficiale della nuova Europa: strumento certamente aristocratico, ma di un'aristocrazia non più basata sulla nobiltà del sangue o sul censo, bensì sulla cultura e sulla conoscenza.
La diffusione del latino come lingua della comunicazione filosofica e letteraria deve essere apprezzata in quanto viene a costruire un formidabile mezzo per la circolazione delle nuove idee umanistiche e scientifiche tra i dotti europei, che ora possono leggere e conoscere le opere che si pubblicano in ogni parte del vecchio continente. Tale risultato è reso possibile anche grazie ad una delle conquiste più importanti della modernità: la stampa a caratteri mobili.
La lingua latina cederà poi il passo alle lingue volgari, che rappresentano un ulteriore momento di allargamento della cultura ai ceti borghesi e mercantili.
La diffusione del latino come lingua della comunicazione filosofica e letteraria deve essere apprezzata in quanto viene a costruire un formidabile mezzo per la circolazione delle nuove idee umanistiche e scientifiche tra i dotti europei, che ora possono leggere e conoscere le opere che si pubblicano in ogni parte del vecchio continente. Tale risultato è reso possibile anche grazie ad una delle conquiste più importanti della modernità: la stampa a caratteri mobili.
La lingua latina cederà poi il passo alle lingue volgari, che rappresentano un ulteriore momento di allargamento della cultura ai ceti borghesi e mercantili.
L'APPROCCIO FILOLOGICO ALLA CULTURA CLASSICA
L'interesse filologico segna una netta differenza del nuovo approccio umanistico rispetto a quello del chierico medievale, al quale non interessava tanto il recupero del documento nella sua veste originaria, quanto l'utilizzo del suo contenuto allo scopo di trovare una conferma alla propria dottrina o fede. Gli umanisti, invece, mirano a ripristinare il testo nella sua forma originale.
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